Piantedosi e La Signora Claudia Conte



Ah, la sinistra italiana, quel magnifico spettacolo di virtù autoproclamate e diritti sbandierati a ogni angolo di piazza… almeno fino a quando non si tratta di applicare davvero quei principi. Prendiamo il caso Piantedosi, per esempio: un ministro circondato da un coro di farlocchi moralisti pronti a giocare a fare i giudici supremo della vita privata altrui, sotto la maschera di una “difesa della libertà” che si piega come un giunco alle convenienze politiche.

Il ministro Piantedosi – uomo, politico, cittadino – è improvvisamente diventato protagonista di un reality show fatto di pettegolezzi e insinuazioni. E perché?

Perché non ha rispettato il copione ideologico che certi signori di sinistra gli avevano scritto a tavolino.

Non importa se non ha commesso errori pubblici, anzi, il suo vero “crimine” è non essere parte della combriccola “giusta”.

Quella sinistra che conosce solo due pesi e due misure: se fai parte del club, sei immune a qualsiasi critica; se stai dall’altra parte, prepara la forca mediatica.

Ironia della sorte, se Piantedosi avesse avuto una storia con un uomo, probabilmente sarebbe stato protetto con lo zelo degno di un segugio politico.

Ma la realtà è scomoda, e così scatta la morale a gettone, quella morale che si attiva solo in base all’appartenenza ideologica.

È la sinistra dei diritti, sì, ma a convenienza.

La sinistra che predica il rispetto ma poi scava nelle vite private come un archeologo in cerca di scheletri.

E qui sta il punto che fa sorridere amaro: con quale autorità questi moralisti da quattro soldi si permettono di entrare nella vita privata di un ministro?

Con quale faccia hanno il coraggio di parlare di rispetto, mentre calpestano quello degli altri senza batter ciglio appena serve a fini politici?

È sempre lo stesso film: ipocrisia al potere, falso perbenismo a comando, e soprattutto una doppia morale degna di un cabaret tristissimo.

Fare politica significa anche sapere dove sta il confine, quella linea sottile tra la legittima critica e la carneficina personale.

Ecco, chi oggi attacca Piantedosi sul piano privato non fa politica, fa solo spettacolo squallido, dimostra una pochezza umana e intellettuale fuori scala.

Il moralismo peloso di questi giorni è roba vecchia, fastidiosa, stucchevole.

Agli italiani interessa poco conoscere le dietrologie personali di un ministro, vogliono coerenza nei fatti, serietà nelle azioni, rispetto nelle parole.

A questo punto, va detto con chiarezza: meno sermoni da salotto radical-chic, meno pettegolezzi da bar dello sport, e soprattutto… giù le mani dalla vita privata delle persone.

Perché non esiste niente di più ridicolo e offensivo di chi usa la morale come arma politica, tradendo proprio quei valori che dice di difendere a spada tratta.

P.S.
E lasciatemi dire una cosa, con tutta l’ironia possibile: io alla fine provo un pochino di invidia per il ministro Piantedosi.

Perché, diciamocelo, avere dietro una corte di farlocchi moralisti così agguerriti significa che, almeno, qualcuno si sta accorgendo di te.

E poi, diciamocelo, sono sicuro che il ministro può dormire sonni tranquilli, mentre questi signori impiegano le notti a inventarsi scandali inesistenti e a recensire la sua vita privata come se fosse una fiction da prima serata.

Almeno lui non deve preoccuparsi di essere inacidito dalla vita né di dover trovare la signora Conte per sentirsi (forse) meno brutto.

In conclusione, la morale è questa: liberiamo la politica dalle trappole dell’ipocrisia, rispettiamo la sfera privata, e smettiamola con la finta indignazione che sa solo di ennesimo show politico da quattro soldi.

Se vogliamo davvero una sinistra capace di libertà e rispetto, dobbiamo partire dalla coerenza, non dai pettegolezzi.

E questo, purtroppo per loro, Piantedosi lo sta dimostrando senza bisogno di proclamarselo.

Di Admin

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