DI PAOLA CORRADI

A Rho non manca solo la trasparenza, ma anche il rispetto. Il Consiglio Comunale di Rho del 22 aprile ha messo in evidenza non solo una grave mancanza di trasparenza nelle aziende partecipate dal Comune, ma anche un altrettanto grave difetto di rispetto istituzionale nei confronti della minoranza.

La mozione presentata dall’opposizione voleva infatti denunciare le difficoltà che essa incontra nel trovare informazioni fondamentali per esercitare un controllo efficace sulle società partecipate, in particolare Nuovenergie Teleriscaldamenti srl, ormai tristemente nota per aver causato al Comune penali contrattuali a favore del socio Canarbino, a causa del mancato rispetto dei patti parasociali da parte del socio di maggioranza, lo stesso Comune di Rho.

Su questo punto, l’assenza di trasparenza è evidente e certificata anche da fonti ufficiali come il sito ANAC che riporta in maniera inequivocabile le criticità di Nuovenergie come documentato dagli screenshot allegati alla mozione.

Eppure durante il dibattito il Sindaco ha sostanzialmente ignorato queste evidenze documentate evitando di prendere una posizione chiara o rispondere nel merito alle sollecitazioni della minoranza.

Ancor più grave è stato l’approccio adottato in sede di Commissioni Consigliari dove la trasparenza dovrebbe essere garantita per consentire un’efficace attività di controllo e approfondimento ma che invece avviene raramente e senza quella tempestività e collaborazione necessarie.

Come prima risposta alla mozione, il Sindaco ha indicato il sito ANAC come fonte unica di trasparenza scaricando in realtà sul regolatore esterno la responsabilità di un controllo che dovrebbe essere primariamente gestito dall’Amministrazione e dalle partecipate stesse.

Va inoltre sottolineato che persino dopo formali richieste i documenti delle griglie di trasparenza non sono stati proiettati in Consiglio e il Sindaco ha rivelato che il plico contenente tali dati è stato inviato esclusivamente ai consiglieri di maggioranza negandolo ai consiglieri di minoranza con la motivazione assurda che avendo presentato la mozione non avrebbero diritto a riceverli.

Questo episodio oltre a rappresentare un comportamento privo d’alcun senso istituzionale è gravissimo perché sancisce una disparità d trattamento che equipara la minoranza a una sorta d subalterno privo degli stessi diritti politici fondamentali.

L’opposizione in questo modo viene privata degli strumenti minimi per svolgere il proprio ruolo condannata a una invisibilità forzata che configura una vera e propria forma d mobbing politico un pregiudizio sistematico che mina le basi stesse della democrazia rappresentativa.

Paradossalmente, mentre si nasconde dietro la necessità di caricare i dati sul sito ANAC come garanzia di trasparenza, le partecipate comunali non adempiono all’obbligo di pubblicare informazioni chiare ed aggiornate sui propri portali.

La risposta del Sindaco non solo appare evasiva ma manifesta un vero e proprio scaricabarile istituzionale: anziché affrontare il problema, si delega un controllo esterno, lasciando nella nebbia la gestione interna e negando un dialogo costruttivo con la minoranza.

La situazione si è aggravata per colpa di comportamenti inadeguati e fuori luogo mostrati in aula da un consigliere comunale della maggioranza che ha chiamato ‘miserabile’ l’azione dell’opposizione.

Un aggettivo pesante e offensivo usato più volte con intento denigratorio rivolto in particolare a un singolo consigliere che ha avuto il coraggio di avvisare il Prefetto su una situazione considerata ormai insostenibile.

Questo caso di aggressività verbale non solo infrange il codice civile del rispetto reciproco tra rappresentanti eletti ma tradisce anche lo spirito di collaborazione e confronto democratico che dovrebbe regolare la vita politica locale.

Il richiamo sgradevole a un paragone con il referendum romano introduce poi un elemento di strumentalizzazione politica che poco ha a che vedere con i fatti concreti e le norme vigenti.

Ancora più inaccettabile è stata la reiterazione di giudizi sarcastici e epitesti non pertinenti sull’operato del consigliere di minoranza, accusato ironicamente di “crescere bene”, un’allusione caustica che suona come una derisione anziché un apprezzamento.

Di fronte a questi fatti, ancor più grave è il silenzio imbarazzante del presidente del Consiglio, che ha lasciato campo libero al consigliere di maggioranza senza intervenire a moderare o condannare il linguaggio offensivo, tradendo così il ruolo di garante della correttezza e del rispetto nell’assemblea consiliare.

Questi episodi mettono in discussione non solo la qualità della trasparenza amministrativa ma soprattutto la cultura politica che anima l’attuale maggioranza rhoese.

Le modalità con cui viene trattata la minoranza riflettono una visione autoritaria e arroccata che si candida a danneggiare irrimediabilmente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Non è questa la sinistra democratica che i cittadini meritano — anzi, è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe rappresentare un progetto politico basato sulla partecipazione, il confronto e la tutela dei diritti di tutti, a partire da quelli delle opposizioni, la cui funzione è imprescindibile per il buon governo locale. In conclusione, il Consiglio Comunale del 22 aprile è stato un triste esempio di come, quando manca la trasparenza, venga a mancare anche il rispetto, condizioni entrambe necessarie per una democrazia sana e vivace.

Solo il tornare a riconoscere e praticare questi valori potrà restituire dignità e credibilità agli organi istituzionali di Rho e tutelare gli interessi dei cittadini ai quali devono rispondere.

Per chi volesse verificare di persona quanto accaduto, è disponibile su YouTube la registrazione integrale del Consiglio Comunale citato; documento prezioso per osservare senza filtri i toni e i contenuti di una seduta che dovrebbe far riflettere profondamente.

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