
La sinistra italiana prenda appunti
Ah, la politica!
Quella affascinante arena dove morale, onestà e trasparenza sono concetti fluidi, quasi mitologici, come il Bigfoot o la sincerità di un influencer.
E oggi, cari lettori, abbiamo un nuovo episodio da manuale che ci arriva direttamente dalla patria del sole e della siesta: la Spagna.
Immaginate la scena: il Partito Socialista spagnolo, un tempo glorioso, ora sotto l’occhio vigile dell’Unità di Delinquenza Economica e Fiscale (UDEF) – nome roboante, non c’è che dire – che li accusa nientemeno che di essere una “associazione a delinquere finalizzata a spolpare le finanze pubbliche”.
Tradotto in parole povere?
“Amici, noi qui rubiamo soldi a palate, ma con stile.”
Al centro di questo capolavoro di corruzione, il leader spirituale Pedro Sánchez, indagato per malversazione.
Non si salva nemmeno la sua famiglia: la moglie incriminata per motivi non meglio precisati, il fratello pure lui invischiato in qualche pasticcio, e dulcis in fundo, l’ex presidente Zapatero con due delle sue figlie che fanno compagnia a questa combriccola in tribunale.
E attenzione, perché le accuse sono golose: avrebbero dirottato i fondi del Covid – sì, quei soldi destinati a salvare vite durante una pandemia mondiale – a favore di una società chiamata WhatTheFav.
Nome ironico e quasi profetico, visto che sembra un misto tra “What the f…” e “favola”.
Le due rampolle di Zapatero, amministratrici di questa fantomatica azienda, si sarebbero viste recapitare un bel pacchetto di quattrini grazie a un sistema di favori e clientele degno della migliore commedia all’italiana.
Alla luce di tutto ciò, una domanda semplice sorge spontanea: Pedro Sánchez deve dimettersi? Considerando che lui, la moglie, il fratello, Zapatero e due ex ministri imprigionati costituiscono un corposo blocco criminale, la risposta sembrerebbe ovvia.
Eppure, nella politica, l’ovvio spesso fa rima con l’impossibile.
Ecco allora che si levano i soliti cori: “La Santanché si è dimessa perché indagata, giusto così!”
Si sottintende, quindi, che chiunque nel fronte opposto debba fare lo stesso.
Ma se a essere coinvolti sono i beniamini della sinistra spagnola, si cambia canzone, si abbassa il volume e si attende che la tempesta passi.
Perché, d’altronde, non è forse vero che “la sinistra italiana si ispira a costoro”?
E allora, chi siamo noi per giudicare?
In questo festival dell’ipocrisia, un pensiero va agli elettori.
A quelli che ancora credono nella buona fede dei politici, alla ricerca di una guida virtuosa in un mondo sempre più cinico.
Ma forse il vero dramma non è tanto la corruzione in sé, quanto l’assuefazione collettiva a uno spettacolo di marionette che si ripete all’infinito.
Così, guardiamo all’orizzonte politico italiano, con la consapevolezza che la lezione spagnola potrebbe non essere solo un caso isolato, ma un triste specchio di un sistema ormai logoro e autoreferenziale.
Nel frattempo, continuiamo a leggere notizie, ad applaudire indignati e poi a dimenticare, fino al prossimo scandalo.
Perché, in fondo, la politica è anche questo: un grande show dove la morale è solo un ospite inatteso, sempre pronto a essere sbattuto fuori dalla porta non appena diventa troppo fastidioso.
E con questo, vi lascio meditare su quanto sia difficile, in certi casi, distinguere tra un politico onesto e un protagonista di una soap opera di bassa lega.
Saluti sarcastici a tutti!
