Il caso di Monica Esposito e il silenzio dell’istituzione a Modena

Il 16 maggio scorso, il centro di Modena è stato teatro di un gesto che ha scosso la città: un’auto lanciata deliberatamente contro la folla ha travolto numerose persone, ferendo decine e ferendo mortalmente Monica Esposito, una donna di 55 anni.

Monica è stata vittima di un atto che palesemente si configura come attentato terroristico di matrice islamista, un evento che avrebbe dovuto suscitare reazioni istituzionali forti, cordoglio pubblico e una risposta mediatico-politica all’altezza della gravità dell’accaduto.

Invece, quello che si è registrato è stato un silenzio assordante, un vuoto di riconoscimento e solidarietà che insinua dubbi su quali siano le priorità della classe politica locale e nazionale.

Subito dopo l’attentato, l’autore del gesto, Salim El Koudri, un trentunenne di origine marocchina, è stato arrestato, ma la risposta delle istituzioni non ha seguito la linea attesa in casi simili.

Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha organizzato un evento “per la pace”, una manifestazione generale di carattere pacifista che, se da un lato può essere apprezzabile come richiamo alla convivenza civile, dall’altro rischia di mascherare la reale natura dell’accaduto, una vera e propria aggressione terroristica.

Quello che manca è invece un atto esplicito di condanna e di riconoscimento per la vittima diretta: Monica Esposito, sopravvissuta all’impatto iniziale ma deceduta dopo più di due mesi di agonia in ospedale.

Questo lutto, così personale e al tempo stesso così emblematico, non ha avuto alcuna eco pubblica degna di nota.

Non c’è stato un evento ufficiale indetto dal Comune per ricordare Monica, nessun corteo è stato organizzato per lei, nessuna commemorazione pubblica ha raccontato la sua storia e il dolore di chi le voleva bene.

Eppure, Monica non era una semplice statistica, una cifra tra le tante; era una persona con una vita interrotta brutalmente, con affetti, progetti, sogni.

Il mancato cordoglio istituzionale appare come una negazione del diritto al ricordo e alla giustizia che spetta a ogni vittima di un atto criminale gravissimo come quello subito.

Ancora più inquietante è il totale disinteresse dei media tradizionali e degli opinionisti pubblici, che si sono limitati a una narrazione edulcorata o hanno evitato di approfondire il carattere terroristico della vicenda.

Nessun politico di rilievo ha scelto di parlare apertamente di questi fatti, mentre i cittadini feriti e le famiglie delle vittime restano sole con la loro sofferenza, senza la giusta attenzione da parte di chi dovrebbe rappresentarli e tutelarli.

La posizione dell’amministrazione modenese appare ancora più controversa alla luce di alcune immagini esplicite: nella seconda foto allegata all’articolo si vede il sindaco Mezzetti insieme a figure politiche e giornalistiche legate a realtà controverse.

La presenza al suo fianco di Wael Al-Dahdouh, noto giornalista di Hamas, e di Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle con legami delicati e persino sotto indagine per terrorismo, suggerisce una linea politica che sembra più incline a certi schieramenti che lontana dalla realtà del terrorismo islamista che ha colpito la città.

Questo quadro solleva domande importanti sull’indirizzo che assume l’azione amministrativa e politica in un contesto dove la sicurezza e la protezione dei cittadini dovrebbero essere priorità assolute.

Perché Monica, vittima innocente, è stata lasciata sola nel suo dolore?

Perché l’attentato è stato minimizzato o persino ignorato, mentre l’autore di questo gesto si ritiene sia riconducibile a un movente ideologico ben preciso?

La memoria di Monica Esposito deve essere preservata.

Occorre rompere il silenzio e chiedere verità e giustizia, perché nessuna vittima merita di essere dimenticata, né di vedere la propria tragedia sminuita o occultata.

Questo silenzio istituzionale rappresenta una mancanza grave: un insulto alla dignità e alla memoria di chi ha perso la vita in modo tragico e assurdo.

Occorre quindi una presa di posizione chiara da parte delle istituzioni, un impegno a riconoscere apertamente la natura terroristica del gesto che ha stroncato la vita di Monica e ferito la comunità modenese, e a sostenere le vittime e le loro famiglie con azioni concrete, manifestazioni pubbliche e politiche di sicurezza incisive.

Solo così si potrà restituire dignità a chi è stato colpito, rinsaldare il tessuto sociale e riaffermare la volontà di lotta contro ogni forma di terrorismo, senza ambiguità né reticenze.

Monica non è stata soltanto una vittima, ma un simbolo della necessità di non cedere all’indifferenza e di reclamare il diritto di ogni cittadino a vivere sicuro, rispettato e ricordato.

**Riposa in pace, Monica. Noi non ti dimenticheremo.**

**Verità e giustizia per Monica Esposito.**

Di Admin

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