Su tutti i Midia si parla degli omicidi nelle scuole e i pestaggi e gli accoltellamenti per strada in tutte le città grandi e piccole di questa povera Italia.

C’è un florilegio di sociologi, psicologi, docenti universitari e politici , che si affannano s dimostrare le loro tesi, spesso antitetiche e faziose, il dramma che vivono i giovani di oggi è quello contrario a quello che vivemmo noi nel gli anni settanta, non è la rivolta di una generazione contro una società che si voleva cambiare, ma la sostituzione dei valori di fondo della nostra società con altri valori, estranei alla nostra cultura

Il fatto, non tenuto nel giusto conto , come fenomeno , è quello che le famiglie dei ragazzi vanno a picchiare, villaneggiare difendere con ogni mezzo i figli dai professori ,distruggendo il concetto stesso di docente, colui che insegna e il discepolo che apprende iniziando un percorso sociale che lo inserisce nel tessuto connettivo Italiano e non viene abbandonato proprio dalla famiglia che andando a picchiare il professore per un brutto voto rende tutto vano, è lo scollamento tra la famiglia che dovrebbe educare in collaborazione con la scuola .

I così detti “maranza”, in realtà sono i figli di un rapporto assolutamente conflittuale tra l’insegnamento delle loro origini ,con quello della società in cui non solo non si sono integrati, ma soprattutto non vogliono integrarsi.

Il “diritto della strada” è il solo diritto che riconoscono ,una distanza siderale con le nostre leggi , il diritto naturale e la nostra Costituzione.

Uccidere rende il colpevole un giustiziere di una nuova sotto cultura che si affianca a quella già esistente , quella della criminalità organizzata .

Ai giovani ,che non trovano a casa quelle certezze e quella “educazione sociale” che dovrebbero impartire scuola e famiglia, sono sbandati e privi di “esempi” virtuosi , si è rotto il filo conduttore che dovrebbe creare la “gioventù” del futuro, che futuro ci potrebbe essere se non la galera dove s’insegna ad odiare e radicalizzarsi.

Va cambiata la mentalità di chi dovrebbe dare l’esempio, educando a casa non giustificando tutto ma anzi anche con la severità che spetta ad un educatore, sia in famiglia che nella scuola, i docenti devono assumersi il compito di fermare l’illegalità e la violenza, frapponendosi senza paura all’odio dilagante.

Il Governo propone delle pene piu severe e restrizioni sull’acquisto di armi da taglio o usi ad offendere, come i “tirapugni”, ma non basta non si può più accettare che si giustifichi tutto con il buonismo, con la necessità di una integrazione che non è richiesta, ne voluta dai destinatari, che anzi tentano d’imporre le loro norme morali alla nostra società.

Dobbiamo smettere di cercare di capire e giustificare, ciò che è contrario alla società e alle leggi, va punito, solo cosi si può tentare di cominciare un’ inclusione che non esiste se non c’è volontà di usufruirne da tutte e due le parti.

Per ora vige la legge del coltello e la cultura della violenza , dobbiamo stroncarla prima che diventi la nostra nuova società la nostra nuova cultura, noi non lo vogliamo e dobbiamo insegnate a non volerlo ,solo così c’è una possibilità d’integrazione, se non è possibile , devono lasciare il suolo Italiano, anche chi qui è nato , bloccando lo ius soli , che loro per primi non riconoscono ,non richiedono e non sono disposti ad usufruirne.

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