Come accadde Che Bologna si attaccò al tram….

Ah, Bologna.
Città d’arte, di torri pendenti e, soprattutto, di grandi occasioni perse.
Se c’è una cosa che la nostra amata capitale dell’Emilia Romagna avrebbe meritato senza dubbio, quella era la metropolitana.
Sì, proprio quella roba sotterranea, elegante, silenziosa, capace di sfrecciare sotto le nostre strade senza sventrare il tessuto urbano e senza intasare il traffico come un serpentone di auto impazzite.
E invece?
Invece abbiamo scelto il tram.
Quel mezzo vintage (ma solo nell’anima, perché il rumore non si risparmia) che ti fa capire il vero senso del paziente sopportare cittadino: mentre scava, rimescola, crea cantieri infiniti, e distrugge forse più marciapiedi che servizi.
Ma torniamo indietro.
Tutto nasce nel lontano 1999, quando il buon Guazzaloca – sì, proprio lui, quello “non politico” con l’autoironia da vendere – presenta un progetto nobile e ambizioso: la Metropolitana Automatica Bolognese (MAB).
Un gioiello tecnologico, completamente sotterraneo, con treni automatici pronti a consegnarci al futuro.
Il progetto arriva addirittura alla progettazione definitiva, ricevendo il benestare e il cofinanziamento del CIPE nazionale. Insomma, soldi sul tavolo, idee chiare, futuro assicurato.

Eppure, come nelle migliori storie tragiche, arriva il cambio di scena.
Con la sconfitta elettorale di Guazzaloca, ecco che entra in scena la nuova amministrazione targata centro-sinistra, guidata da Sergio Cofferati.
Ed eccoci al momento clou: “Troppo costoso!”, “Tecnologia esagerata!”, “Tracciato non convincente!”, “I passeggeri?
Non ce ne saranno abbastanza!”.
Insomma, un bel mix di dubbi e perplessità che – guarda caso – paralizzano un progetto nato per cambiare volto a Bologna.
Le solite scuse: problemi archeologici?
Acquiferi?
Macché!
Città come Roma, con la sua storia millenaria e i suoi fiumi sotterranei, sono lì a dimostrare che la metropolitana si può fare.
Ma non qui, dove evidentemente si preferisce lasciare tutto com’è, o meglio, peggiorare con mille cantieri di superficie.
Nel frattempo, nessuno batte ciglio davanti al tram.
Nessuno si preoccupa dei danni che provoca alle vie cittadine, delle code infinite, della qualità del servizio che – diciamolo – è spesso meno metro e più passeggiata forzata.
È curioso come il tram, vecchio stile e rumoroso, diventi improvvisamente “la soluzione ecologica” e “la rivoluzione sostenibile”, mentre la metropolitana viene dipinta come un lusso da ricchi, un miraggio costoso e inutile.
Intanto, a Nord e Sud, le città intelligenti hanno incassato quei finanziamenti che erano destinati a noi.
Torino, Brescia, Genova, Napoli, Catania: tutte loro con le loro linee metropolitane funzionanti, applaudite, funzionali.
Bologna?
No, Bologna ha scelto di restare ferma a guardare, tra un cantiere per il tram e un dibattito politico infinito.
Ecco la vera triste verità: i politici che sono succeduti a Guazzaloca non hanno mai avuto davvero l’obiettivo di migliorare Bologna.
Il progetto della metropolitana non è stato fermato da problemi tecnici insormontabili, ma da scelte politiche miope e da una paura quasi maniacale di rischiare.
Meglio lasciare la città a metà strada, con un mezzo che raschia la superficie, letteralmente e metaforicamente.
Così, mentre altre città si avviano spedite verso il futuro, Bologna si crogiola nel suo tram eterno, con i suoi cantieri interminabili e le sue buche.
Perché, dopotutto, chi ha bisogno della metropolitana quando si può avere una lunga passeggiata ingolfata da rotaie e polvere?
Bologna poteva avere la sua metropolitana.
Invece ha scelto il tram.
A noi non resta che prenderne atto… e sperare che almeno qualche politico si metta in testa che il progresso non passa solo dai proclami, ma dalle scelte coraggiose.
E che a noi cittadini, per una volta, piacerebbe camminare sopra una città moderna, con un sistema di trasporto degno di questo nome.
Ma forse è troppo chiedere.
